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CORRISPONDENZA DAL CARCERE

DEL BRIGANTE MUSOLINO 

 

Insieme costituito da 39 lettere manoscritte e un telegramma del celebre brigante e dei suoi familiari.  

 

   a.­­­­ Tre lettere autografe firmate, con mano posata, ancorché rozza nel tratto, tutte su fogli prestampati dell’istituto carcerario di Porto Longone (mm 244x184), dove il brigante rimase rinchiuso dal 1902 e per otto anni mantenuto in segregazione cellulare.

-  Al Ministro dell’Interno, in data 31 ottobre 1903. Bellissima e lunga lettera su entrambe le facciate di due fogli di prestampato; Musolino lamenta le drammatiche condizioni di solitudine e sofferenza in cui versa (“Ho il dolore nel mezzo capo sinistro […] E certi volti mi dole pure la notti”); lacerati a metà (con strappo praticato nello stesso senso della scrittura), furono entrambi rudimentalmente ricomposti mediante fermagli di nastro adesivo, di cui è rimasta traccia con vetrificazione della carta.

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-   Al cugino Francesco Filastò, in data 9 gennaio 1904. Lunga missiva, su entrambe le facciate, con fitte cancellature per censura. Dopo un affettuoso inizio, Musolino si lascia andare ad uno dei ben noti deliri mistici (che lo fecero giudicare pazzo dai più eminenti clinici del tempo), per poi giungere a scongiurare il cugino, anch’egli brigante, ma latitante negli Stati Uniti: ”Tu s[t]ai fermo qui in America perché l’Italia ti può cagionare qualche sventura. Ubbidisci! Perché nessuno ti può volere più bene di me”. Ottimo esemplare.

-  Al direttore del carcere di Porto Longone. In data 1° marzo 1904. Lacerata all’altezza della quarta linea di testo, con perdita dell’intera linea successiva, è complessivamente di 30 al recto (al verso due sole linee di testo, con un periodo avviato e poi bruscamente interrotto); con la missiva, Musolino chiede di essere trasferito in altro penitenziario, lamentando un grave  peggioramento delle proprie condizioni di salute. E conclude: “Altezza non posso credere che puro al nostro secolo deve restare qualche pagina di barbarità. No non posso crederlo? Salvo però se la mia salute migliora se peggiore fui una vittima sicuramente".

b.  Lettere manoscritte dettate del padre di Giuseppe Musolino e inviate al figlio detenuto. Tre missive assai sgrammaticate (anche se vergate da copista calligrafico)  inviate da  Santo Stefano di Reggio Calabria.

- La prima è del 21 luglio 1903, su 2 facciate di mm 209x134 (conservata anche la busta entro cui fu spedita, di mm 76x109); buon esemplare, con timbri e visti delle autorità di censura del Carcere di Porto Longone. La missiva esorta Musolino a mantenere un corretto comportamento: “Vi esorto a non pensare nulla e fare buona condotta, così presto superare la segregazione, e questo si ottiene coll’accattivarsi la benevolenza dei superiori”.

-  Da  Santo Stefano di Reggio Calabria: 29 maggio 1905, con scrittura su tutte le sue 4 facciate di mm 208x136 (conservata la busta entro cui fu spedita, di mm 76x109); buon esemplare, con timbri e visti delle autorità di censura del Carcere di Porto Longone.

- Da  Santo Stefano di Reggio Calabria: 24 luglio 1905, con scrittura calligrafica su tutte le sue 4 facciate di mm 208x136 (conservata la busta entro cui fu spedita, di mm 76x109); buon esemplare, con timbri e visti delle autorità di censura del Carcere di Porto Longone; nell’ultima pagina, rivolgendosi al direttore del carcere, scrive: “Il padre del detto Musolino La prega per la Sua gentilezza e gran bontà che avrete che gli userete degli accarezzi al sfortunato mio figlio che si rattrova in pregione”.

 

c.  Lettere da New York, del cugino Francesco Filastò. Tre interessanti missive scritte a Musolino dal cugino, brigante e suo complice, fuggito in America per evitare l’arresto. La prima è del 14 giugno 1904, su carta intestata ed entro busta della Banca Italiana di Pietro Chiricò di New York, la seconda del  5 settembre 1907 (con busta entro cui fu spedita) e l’ultima, scritta assieme ad Antonio Musolino, del  6 dicembre 1907 (anch’essa entro busta recante timbro postale di New York.)

 

d.  Lettere da Santo Stefano d’Aspromonte, del fratello (Antonio), delle sorelle (Anna, Ippolita e Vincenza) e dallo zio Gaetano Filastò. 25 lettere manoscritte e un telegramma, attraverso cui Giuseppe Musolino poté ricevere notizie sulla propria famiglia tra il 1902 e il 1912. Queste le date e i mittenti di ciascuna (laddove non specificato il contrario, le lettere si intendono complete della busta entro cui furono spedite): 28 luglio 1902 (Ippolita); 7 gennaio 1903 (Antonio); 15 settembre 1902 (Gaetano Filastò); 11 gennaio 1903 (Gaetano Filastò); 24 febbraio 1903 (Ippolita, con lo zio Gaetano Filastò);  13 agosto 1903 (Anna); 8 settembre 1903 (Gaetano Filastò); 18 aprile 1904 (Anna, Ippolita e Vincenza);  25 ottobre 1903 (Ippolita e Vincenza, che allegano santino cromolitografico della Mater boni Consilii); 6 gennaio 1904 (Gaetano Filastò); 16 febbraio 1904 (Gaetano Filastò, che a sua volta allega santino di Sant’Antonio da Padova); 20 aprile 1904 (Antonio); 8 agosto 1904 (Gaetano Filastò); 25 settembre 1904 (Gaetano Filastò); 14 novembre 1904 (Anna); 23 marzo 1905 (Anna); 21 luglio 1905 (Gaetano Filastò); 29 dicembre 1905 (telegramma di Antonio); 14 gennaio 1906 (Anna); 27 maggio 1906 (Anna, che allega foglio volante di mm 203x136, con versi popolari su Trento e Trieste di Michele Sinicropi); 1 giugno 1910 (Gaetano Filastò); 26 dicembre 1910 (Gaetano Filastò, priva di busta); 18 luglio 1911 (Antonio); 16 ottobre 1911 (Anna, priva di busta); 16 ottobre 1911 (Antonio, priva di busta); 30 maggio 1912 (Gaetano Filastò). Buono lo stato di conservazione.

 

e.  Lettera di Ippolita Musolino al direttore del carcere di Porto Longone. Missiva dettata dalla sorella del brigante il 3 maggio 1903 sulla prima facciata d’un bifolio di mm 210x133); vi si chiedono notizie sulla salute del carcerato. 

 

f.          Lettere dei cugini Vincenzo Musolino e Antonia Schiavone. Una cartolina postale, spedita da Oria, in provincia di Como, dal cugino Vincenzo il 5 novembre 1902 e due lettere di Antonia, la prima del 7 giugno 1904 (priva di busta) e la seconda del 28 agosto 1904, con busta recante scrizione autografa del brigante detenuto: “ricevo la lettera perché scrive mia cugina”.   

                                                                                                                                                                               P. a r.